03 Ott Modalità riproduzione casuale

 

Quando ascolto la musica, scelgo la modalità riproduzione casuale,  mi piace non doverla programmare.

Amo la casualità, il fato.

E preferisco talvolta che sia lui a scegliere per me.

Non ha senso programmare tutto nella nostra vita, tanto nulla riesce come doveva, come lo abbiamo immaginato, nel bene e nel male.

Spesso ho imparato a considerare l’importanza della variabile “X”, quella che sconvolge i nostri piani umani.

Ho imparato a farmi sorprendere da quel tempo che non rispetta le previsioni, quel meteo folle, che ci destabilizza, ebbene a volte quel tempo a me piace.

Entro in sintonia con quella natura pazza, anzi che a a noi appare pazza, quella specie di “rottura” come amiamo chiamarla, che forse non ci fa fare quello che avevamo programmato, ma a volte ci fa fare cose migliori.

Amo i mutamenti delle intenzioni, fedeli solo alla propria incoerenza.

Amo quello scompiglio generale, prima che le cose si assestano e trovano il loro posto, che  definiscano la loro collocazione nell’universo.

Amo quel momento di squilibrio, dove si deve per forza essere sinceri, con gli altri, e con se stessi, in primis.

Amo gli slanci vitali, e gli impeti.

Amo il momento della creazione.

Amo l’eruzione dei vulcani.

Amo la vitalità.

Mi piace sentirla quella energia che esplode tutta ad un tratto.

Amo le primavere, che ha aspettato tutto un inverno per poter esplodere, con i colori dei fiori, a ricordarci che (“Ogni inverno porta con se il germoglio di una vita nuove.” “Clelia Moscariello “Questa Primavera”), perché ogni inverno nasconde una primavera,  allo stato potenziale, che attende paziente il suo momento e ” la primavera non bussa alle tue porte prima di esplodere” e non ci chiede il permesso, per poter entrare nella nostra vita.

Amo tutto ciò che a volte rompe i miei schemi, ed irrompe.

Tutto quello che sposta i miei confini, i miei limiti.

Amo giocare. Amo rischiare.

Amo mettermi alla prova.

Amo le nascite.

Amo le albe. E gli arcobaleni. E il sole che esce con prepotenza quasi, tra le nubi, e si fa spazio, dopo una tempesta.

E sì, amo anche le tempeste, forse è proprio così.

Amo “il rumore delle cose che iniziano” (Evita Greco).

Quell’energia barocca, che sì, va corretta, dopo, ma è tutta vita, e quella non basta mai.

Amo gli inizi.

Dimenticavo..

Amo anche le foto sfocate, anche se sono imperfette,  perché sono in movimento, perché la vita è movimento continuo.

E d ora vorrei un po’ di musica, riproduzione casuale, ovviamente.

Buon mercoledì.

 

 

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